4/10/2013
“La pace di san Francesco è quella di Cristo non un sentimento sdolcinato”
L’omelia del Papa nella piazza del Santo di Assisi. Il Pontefice ricorda il Patrono d'Italia offrendo l'olio per la lampada votiva: "Preghiamo per la nazione italiana”
GIACOMO GALEAZZIINVIATO AD ASSISI
Bergoglio non è incline ai sentimentalismi della fede perciò il suo grido di pace suona come un accorato monito a cambiare vita. "Mai più guerra, in questo nostro mondo ci sia armonia". Il Pontefice cita il Cantico di San Francesco e ammonisce: "L'uomo è chiamato a custodire e proteggere tutto ciò che Dio ha creato". Quindi occorre "rispettare ogni essere umano" affinché "cessino i conflitti armati che insanguinano la terra, tacciano le armi e dovunque l'odio ceda il posto all'amore, l'offesa al perdono e la discordia all'unione". La pace autentica è quella che impegna ciascuno e cambia in profondità il cuore di ogni uomo. Basta, dunque, con un irenismo ideologico da sventolare come una bandiera ma che non scende davvero nelle coscienze. Bergoglio predica una vera conversione che pacifichi realmente gli animi, non una pace "di facciata", impastata di retorica, esteriore. Il Papa esorta tutti gli uomini di buona volontà a "sentire il grido di coloro che piangono, soffrono e muoiono a causa della violenza, del terrorismo o della guerra in Terra Santa, tanto amata da San Francesco, in Siria, nell'intero Medio oriente, nel mondo". La Chiesa di Bergoglio come quella di San Francesco vuole spogliarsi di "una vita agiata" per "sposare Madonna povertà" e per "imitare Cristo in modo radicale".
Un'omelia che è il programma del pontificato, una messa che è simbolo del magistero degli ultimi. In tutta la vita del Poverello, sottolinea il Pontefice, "l'amore per i poveri e l'imitazione di Cristo povero sono due elementi uniti in modo inscindibile, le due facce della stessa medaglia". Il Papa scende dall'elicottero portando la borsa, al Serafico parla a braccio poi laddove dove San Francesco si è spogliato delle ricchezze disegna la sua Chiesa povera per i poveri. Davanti alla basilica che del francescanesimo è il centro mondiale, il Pontefice celebra all'aperto malgrado il maltempo: ai suoi piedi la valle di Assisi gremita di pellegrini come mai in precedenza.
"Essere cristiani è un rapporto vitale con la persona di Gesù, è rivestirsi di lui, è assimilazione a Gesù- evidenzia Bergoglio-.Il cammino di Francesco verso Cristo parte dallo sguardo di Gesù sulla croce. Lasciarsi guardare da Cristo nel momento in cui dona la vita per noi e ci attira a lui. Nella chiesetta di San Damiano il crocifisso non ha gli occhi chiusi ma spalancati: uno sguardo che parla al cuore. E' l'esperienza della grazia che trasforma, l'essere amati senza merito pur essendo peccatori". Il Pontefice invoca il Poverello:"Insegnaci a rimanere davanti al crocifisso, a lasciarci guardare da lui, a lasciarci perdonare, ricreare dal suo amore". Infatti, "chi segue Cristo riceve la vera pace, quella che solo Cristo e non il mondo ci può dare". E' colma fedeli oggi la cittadella pace in occasione della visita papale.
"Mai vista tanta gente così, nemmeno per Giovanni Paolo II e Benedetto XVI", commenta padre Enzo Fortunato, direttore della sala stampa del Sacro Convento. 103 poveri della città attendono il Papa in vescovado mentre con 57 pranzerà alla Caritas di Santa Maria degli Angeli. Francesco ha percorso sulla "papamobile" aperta le vie di Assisi, applaudito dalla folla che lo ha acclamato a gran voce. "La pace francescana non è un sentimento sdolcinato- avverte Bergoglio-.Per favore: "Questo San Francesco non esiste! E neppure è una specie di armonia panteistica con le energie del cosmo. Anche questo non è francescano, ma è un'idea che alcuni hanno costruito. La pace di San Francesco è quella di Cristo e la trova chi prende su di sé il suo giogo, cioè il suo comandamento: "Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato". E questo giogo non si può portare con arroganza, presunzione, superbia ma solo con mitezza e umiltà di cuore".
Il Papa ricorda il Patrono d'Italia offrendo l'olio per la lampada votiva: "Preghiamo per la nazione italiana perché ciascuno lavori sempre per il bene comune, guardando a ciò che unisce più che a ciò che divide", secondo l'insegnamento conciliare del neo-santo Giovanni XXIII. L'omelia si conclude con la preghiera francescana: "Padre delle misericordie non guardare alla nostra ingratitudine, ma ricordati sempre della sovrabbondante pietà che tu hai mostrato". Ad ascoltarlo in prima fila alla messa celebrata in piazza San Francesco il premier Enrico Letta e il presidente del Senato, Piero Grasso.
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