Mercoledì 02 Ottobre 2013 14:21
La predicazione di papa Francesco non cessa di stupire e interrogare chi abbia la semplicità e il desiderio di farlo. Anche a costo di scontentare qualche “dotto”, egli usa un tono familiare e un lessico assai poco incline al vocabolario “ecclesiale” tanto caro a certi ambienti clericali. Lo scorrere dei suoi ragionamenti è poi costellato dall’uso frequente di efficaci immagini tratte dalla vita quotidiana: non si può essere «cristiani part-time», «giovani non guardate “dal balcone la vita”», «Gesù non è venuto nel mondo a fare una sfilata» e tante altre. Si direbbe che la sua prima preoccupazione non sia certo quella di farsi apprezzare da un certo mondo di addetti ai lavori. Ciò che ha attirato l’attenzione di chi scrive è però un’altra cosa. Venerdì scorso ai partecipanti al Congresso internazionale sulla catechesi egli ha pronunciato un discorso che, senza forzature, potrebbe essere definito come un discorso carmelitano e precisamente là dove S. Teresa d’Avila spiega alle sue suore come pregare.
Chi ha familiarità con le opere della grande santa spagnola sa che ella ha disseminato i suoi insegnamenti sulla preghiera in vari scritti. Uno dei più intensi e pedagogicamente efficaci si legge nel capitolo 26 del Cammino di perfezione. Per comodità partiamo però dal brano del discorso di papa Francesco nell’incontro con i catechisti. Punto centrale della sua riflessione è l’affermazione che “fare” il catechista deve essere preceduto dalla consapevolezza di “essere” catechista. Come ottenere tutto questo? Imparando e crescendo nella «familiarità» con Cristo. Ecco allora le sue parole:
«La prima cosa, per un discepolo, è stare con il Maestro, ascoltarlo, imparare da Lui. E questo vale sempre, è un cammino che dura tutta la vita. […]. E’ uno stare alla presenza del Signore, lasciarsi guardare da Lui. Io vi domando: Come state alla presenza del Signore? Quando vai dal Signore, guardi il Tabernacolo, che cosa fate? Senza parole… Ma io dico, dico, penso, medito, sento… Molto bene! Ma tu ti lasci guardare dal Signore? Lasciarci guardare dal Signore. Lui ci guarda e questa è una maniera di pregare. Ti lasci guardare dal Signore? Ma come si fa? Guardi il Tabernacolo e ti lasci guardare… è semplice! E’ un po’ noioso, mi addormento... Addormentati, addormentati! Lui ti guarderà lo stesso, Lui ti guarderà lo stesso. Ma sei sicuro che Lui ti guarda! E questo è molto più importante del titolo di catechista: è parte dell’essere catechista. Questo scalda il cuore, tiene acceso il fuoco dell’amicizia col Signore, ti fa sentire che Lui veramente ti guarda, ti è vicino e ti vuole bene. […]. E questo lo dico a voi: lasciatevi guardare dal Signore! Capisco che per voi non è così semplice: specialmente per chi è sposato e ha figli, è difficile trovare un tempo lungo di calma. Ma, grazie a Dio, non è necessario fare tutti nello stesso modo; nella Chiesa c’è varietà di vocazioni e varietà di forme spirituali; l’importante è trovare il modo adatto per stare con il Signore; e questo si può, è possibile in ogni stato di vita».
Poi ha continuato così:
«In questo momento ognuno può domandarsi: come vivo io questo “stare” con Gesù? Questa è una domanda che vi lascio: “Come vivo io questo stare con Gesù, questo rimanere in Gesù?”. Ho dei momenti in cui rimango alla sua presenza, in silenzio, mi lascio guardare da Lui? Lascio che il suo fuoco riscaldi il mio cuore? Se nel nostro cuore non c’è il calore di Dio, del suo amore, della sua tenerezza, come possiamo noi, poveri peccatori, riscaldare il cuore degli altri? Pensate a questo!».
Veniamo allora alle parole di Teresa:
«Ascoltatemi, figliuole: fate il possibile di stargli [a Gesù] sempre dappresso. Se vi abituerete a tenervelo vicino, ed Egli vedrà che lo fate con amore e che cercate ogni mezzo per contentarlo, non solo non vi mancherà mai, ma, come suol dirsi, non potrete mai levarvelo di torno. L'avrete con voi dappertutto, e vi aiuterà in ogni vostro travaglio. […]. Sorelle mie, voi che non potete discorrere molto con l'intelletto, né arrestare il pensiero sopra un punto determinato senza cadere nelle distrazioni, abituatevi, vi prego, abituatevi alla pratica che vi suggerisco! So che lo potete. Per più anni ho sofferto anch'io il tormento di non potermi fermare sopra alcun soggetto, e so che è molto penoso. Ma so pure che il Signore non ci lascia mai così sole da non venirci talvolta a tener compagnia, purché glielo chiediamo con umiltà. […]. Non vi chiedo già di concentrarvi tutte su di Lui, formare alti e magnifici concetti ed applicare la mente a profonde e sublimi considerazioni. Vi chiedo solo che lo guardiate. E chi vi può impedire di volgere su di lui gli occhi della vostra anima, sia pure per un istante se non potete di più? Possibile che potendo fermarvi fin su gli oggetti più ributtanti, non siate poi capaci di contemplare la bellezza più perfetta che si possa immaginare? Sappiate intanto, figliuole mie, che questo vostro Sposo non vi perde mai di vista, né sono bastate, perché lasciasse di guardarvi, le mille brutture e abominazioni che gli avete fatto soffrire. Ora, è forse gran cosa che togliendo gli occhi dagli oggetti esteriori, li fissiate alquanto su di lui? Ricordate ciò che dice alla Sposa [nel Cantico dei Cantici]: non aspetta che un vostro sguardo per subito mostrarsi a voi quale lo desiderate. Stima tanto un solo vostro sguardo, che per ottenerlo non lascia nulla d'intentato».
Per concludere due osservazioni sulle parole di papa Francesco. Ha detto: «Lui ci guarda e questa è una maniera di pregare». Il primo passo per chi voglia disporsi a pregare è molto semplice: lasciarsi guardare dal Signore, stare con Lui. Tutto questo, ed è la seconda osservazione, non è riservato a frati o suore perché è proprio della vita cristiana in quanto tale. «Nella Chiesa, ha detto papa Francesco, c’è varietà di vocazioni e varietà di forme spirituali; l’importante è trovare il modo adatto per stare con il Signore; e questo si può, è possibile in ogni stato di vita». Che dire? Un bel modo di spiegare il cuore dell’esperienza carmelitana del rapporto con Cristo che il nostro Movimento va proponendo.
Fonte: http://www.mec-carmel.org/index.php/Vita-della-Chiesa/un-discorso-dalle-assonanze-carmelitanee.html
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